R.I.P. FIDEL ALEJANDRO CASTRO RUZ

R.I.P. FIDEL ALEJANDRO CASTRO RUZ Fidel Alejandro Castro Ruz nasce a Biran il 13 agosto 1926 figlio di un benestante proprietario terriero immigrato dalle Isole Canarie. Inizia gli studi in una scuola privata di Santiago di Cuba per passare poi a L’Avana all’esclusivo collegio De Belèn gestito dai sacerdoti gesuiti, per arrivare infine alla facoltà di diritto della Capitale. Dopo l’università comincia la pratica di legale in uno studio associato con il progetto di candidarsi al Parlamento ...

R.I.P. FIDEL ALEJANDRO CASTRO RUZ Fidel Alejandro Castro Ruz nasce a Biran il 13 agosto 1926 figlio di un benestante proprietario terriero immigrato dalle Isole Canarie. Inizia gli studi in una scuola privata di Santiago di Cuba per passare poi a L’Avana all’esclusivo collegio De Belèn gestito dai sacerdoti gesuiti, per arrivare infine alla facoltà di diritto della Capitale. Dopo l’università comincia la pratica di legale in uno studio associato con il progetto di candidarsi al Parlamento per il Partito Ortodosso, ma la storia cambia i suoi piani. Fulgenzio Battista rovescia il governo di Carlos Prios Socarras portando il paese alla dittatura e Castro organizza il ventisei luglio del 1953 un disastroso colpo mano contro il neo dittatore, assaltando la caserma della Moncada nella provincia di Oriente che costò la vita ad una ottantina di ribelli e all’arresto e al processo dei rivoltosi. Castro fu imprigionato e condannato a quindici anni di reclusione. Nel maggio del cinquantacinque a seguito di una amnistia venne rilasciato e andò in esilio prima in Messico e poi negli Stati Uniti per rientrare infine clandestinamente a Cuba dove il due dicembre 1956 tenta un’altra disastrosa rivolta con la morte di quasi tutti i suoi compagni. Si salvano lui, Ernesto “Che” Guevara, il fratello Ràull e Camillo Cienfuegos che si ritirarono sulla Sierra Maestra e cominciarono la guerriglia clandestina. Il ventiquattro maggio 1958 Battista lancia contro i guerriglieri diciassette battaglioni con l’operazione Verano, ma nonostante il massiccio schieramento di forze i rivoltosi di Castro, aiutati anche da massicce diserzioni da parte dei governativi, ottengono una lunga serie di successi che portano il capodanno del 1959 alla fuga di Battista. Gli uomini di Castro entrano da vincitori all’Avana, l’otto gennaio Fidel Castro assume il comando delle Forze Armate e il 13 febbraio diventa Primo Ministro. In un primo momento gli Stati Uniti riconoscono il nuovo governo dell’isola, ma immediatamente nascono anche gli attriti. Il Governo Castro comincia ad espropriate le principali compagnie statunitensi risarcendole sulla base di valutazioni fiscali che negli anni le proprietà avevano mantenuto artificiosamente basse. Nel 1960 Castro firma un accordo per l’acquisto di petrolio dall’Unione Sovietica e quando le Raffinerie di proprietà statunitense si rifiutano di raffinarlo il governo le espropria. Gli Stati Uniti interrompono le relazioni diplomatiche e organizzano le ritorsioni. Il diciassette aprile 1961 millequattrocento dissidenti cubani finanziati e addestrati dalla CIA sbarcano a sud de L’Avana nella Baia Dei Porci con l’intendimento (secondo le previsioni dell’agenzia americana) di innescare una sollevazione popolare anticastrista. Il risultato furono centoquattro morti in battaglia e millecenovecentoottantanove arrestati, processati ed in seguito rilasciati. Il due dicembre di quell'anno Fidel Castro si dichiarò marxista-leninista e disse che Cuba avrebbe adottato il comunismo. Il ventisei settembre 1960 Castro parlò davanti alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite (parlò per quattro ore e ventinove minuti, ancora oggi il più lungo discorso pronunciato in quell’aula) e annuncio la campagna di alfabetizzazione del suo paese e disse anche «Se Kennedy non fosse milionario, analfabeta e ignorante capirebbe che non si può fare una rivolta contro i contadini» Qualunque opinione si possa avere su questo uomo l’unica cosa certa è che è stato una delle icone più importanti dello scorso secolo. Ne abbiamo parlato bene o male, ma ne abbiamo parlato a lungo e spesso. Lui e Ernesto “Che” Guevara hanno rappresentato nell’immaginario collettivo, forse, la parte “pulita” e romantica delle mutazioni rivoluzionarie che hanno squassato il Sudamerica nello scorso secolo. Spinto dalle reazioni degli Sati Uniti ad avvicinarsi all’imperialismo sovietico ha inventato una interpretazione in salsa cubana del Marxismo Leninismo addolcita dal clima e dai ritmi caraibici. La storia di Fidel e della sua Cuba vanno interpretate nell’ottica di quell’epoca e inquadrate in un contesto in cui il ruolo dei buoni e dei cattivi non era così chiaramente definito. Non sono in grado di capire e giudicare se l’esperienza castrista di questi ultimi sessanta anni sia stata un bene per quell’isola, ma il confronto con la vicina Santo Domingo, divisa tra il regime Haitiano e la Repubblica Dominicana, non fa che aumentare i dubbi. Comunque, che ci piaccia oppure no, Fidel è stato un pezzo molto importante della storia moderna e con il “Che” ha animato una parte del dibattito politico della mia generazione. Gallarate 26 novembre 2016 Fabrizio Sbardella
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