Obsolescenza programmata sotto accusa in Francia

Obsolescenza programmata sotto accusa in Francia:  rischiano una contravvenzione pari al 5% del fatturato le aziende che programmano l'obsolescenza L’obsolescenza non è soltanto un processo fisiologico, l’invecchiamento e la perdita delle funzioni sempre più spesso sono semplicemente programmate degli sviluppatori degli oggetti di uso quotidiano delle maggiori case produttrici. Questa pratica è ormai una norma in tutti i continenti, ma ora una novità che viene dalla Fran...

Obsolescenza programmata sotto accusa in Francia:  rischiano una contravvenzione pari al 5% del fatturato le aziende che programmano l'obsolescenza

L’obsolescenza non è soltanto un processo fisiologico, l’invecchiamento e la perdita delle funzioni sempre più spesso sono semplicemente programmate degli sviluppatori degli oggetti di uso quotidiano delle maggiori case produttrici. Questa pratica è ormai una norma in tutti i continenti, ma ora una novità che viene dalla Francia potrebbe rimetterla in discussione e, forse, anche fermarla. Un procuratore della Repubblica di Nanterre ha incriminato il colosso giapponese dell’elettronica Epson per che è un reato previsto dalla legge transalpina e che prevede un’ammenda di 300 mila euro oltre a una contravvenzione pari al 5% del fatturato (per la Epson si tratterebbe di un miliardo di euro, un multiplo degli utili di un anno). La Francia è stato il primo paese a normare questa pratica già dal 2005 quando era agli esordi con una legge proposta e voluta dall’allora ministra dell’Ambiente Ségolène Royal e che prevede pene che, nei casi più gravi, possono portare anche alla prigione per il responsabile dell’azienda che ha ideato e dato corpo all’obsolescenza. Per i francesi l’obsolescenza programmata viene considerata una vera e propria truffa: il «delit d’obsolescence programmée» e il reato consiste nel programmare oggetti di varia natura perché si rompano dopo un certo numero di cicli. Sotto accusa ci sono aziende come la Epson, Brother, Canon e HP che dovranno confrontarsi con la direzione generale repressione frodi del Ministero dell’economia a cui il procuratore di Nanterre ha affidato l’inchiesta. La vicenda si è sviluppata in seguito ad una denuncia penale presentata a settembre dall’avvocato Emile Meunier, un consulente legale di un’associazione, proprio con l’obiettivo di fare guerra al «pronto per essere buttato». L’avvocato ha spiegato che hanno cominciato con le stampanti perché l’alterazione produttiva nel loro caso è più facilmente dimostrabile, ma sono determinati a passare a prodotti più sofisticati come i telefonini. Nella denuncia alla Procura di Nanterre si parla di pratiche illegali tra produttori e di accordi segreti tra aziende produttrici di stampanti per eludere la concorrenza soprattutto nel segmento delle cartucce d’inchiostro che rappresenta più del 20% del loro fatturato. I denuncianti asseriscono che un litro d’inchiostro per stampanti, una volta inserito nelle cartucce, costa 2.062 euro, il doppio di un litro di profumo Chanel n.5, cento volte di più di una bottiglia di Bordeaux e quasi 2mila volte un litro di benzina senza piombo. Nel giugno sorso anche il Parlamento Europe aveva espresso un parere contrario all’obsolescenza programmata e aveva la Commissione ad adottare tutte le misure per rafforzare e incoraggiare quelle imprese che al contrario adottano criteri di robustezza, riparabilità e durata. L’obsolescenza programmata inoltre aumenta la massa dei materiali difficilmente riciclabili e la “spazzatura elettronica” è un problema in forte aumento: negli stati uniti si sono toccate 1,8 milioni di tonnellate annue e in Francia sono a 20 chili per abitante. La vita media di un computer sembra essersi dimezzata negli ultimi trent’anni e il tasso di sostituzione degli apparecchi elettronici è arrivato al 13% negli ultimi cinque anni. Parigi 07 gennaio 2018 Fabrizio Sbardella