I LIMITI DELL’E-COMMERCE

I LIMITI DELL’E-COMMERCE
Rapporto preliminare dell’antitrust europeo sull’e-commerce. La crescita rallentata del commercio online nel mercato comunitario è indotta da un numero sempre maggiore di problemi, a cominciare dagli accordi esistenti tra commercianti e produttori che limitano le attività. La crescita c’è, ma inferiore alle aspettative perché produttori e commercianti mettono in essere delle pratiche che, a parere della Commissione UE potrebbero danneggiare la concorre...

I LIMITI DELL’E-COMMERCE Rapporto preliminare dell’antitrust europeo sull’e-commerce. La crescita rallentata del commercio online nel mercato comunitario è indotta da un numero sempre maggiore di problemi, a cominciare dagli accordi esistenti tra commercianti e produttori che limitano le attività. La crescita c’è, ma inferiore alle aspettative perché produttori e commercianti mettono in essere delle pratiche che, a parere della Commissione UE potrebbero danneggiare la concorrenza e ridurre la possibilità di scelta degli e-consumatori. Questo emerge dal rapporto preliminare della Commissione messa in campo sulla spinta della Commissaria Margrethe Vestager nel maggio scorso per indagare sulle modalità del nuovo mercato nella cui evoluzione interagiscono pratiche forse scorrette frutto di accordi tra commercianti e produttori. Alcune pratiche scorrette dovrebbero essere eliminate fin da subito e tra queste l’uso di raccomandazioni sui prezzi da parte  dei produttori, l’obbligo a non vendere online determinati prodotti, l’inibizione a vendere sui siti che confrontano i prezzi oppure fuori dal proprio paese. La pratica del  geo-blocking era al centro delle attenzioni di Bruxelles fino dal marzo scorso perché era stato constatato che veniva usata per il 60% delle vendite di prodotti digitali e il pensiero della commissione è che quando il geo-blocking sia frutto di un accordo tra fornitore e commerciante si evidenzia il rischio che diventi anticoncorrenziale. Secondo la Vestager l’antitrust deve accertarsi che non vengano poste in essere pratiche anticoncorrenziali che restringano la scelta dei consumatori. Forse è arrivato il momento di abbattere gli ostacoli che ancora ostacolano il mercato elettronico, a parte le difficolta linguistiche e le trappole burocratiche o fiscali e dare vita ad un mercato unico digitale in Europa. I consumatori europei sembrano moderatamente appassionati dalle nuove opportunità di fare shopping e già dal 2014 metà dei consumatori avevano effettuato acquisti online, ma solo pochissimi si erano orientati verso venditori residenti in altri stati. Di conseguenza se l’aumento del commercio online è in continuo aumento, le vendite transfrontaliere battono la fiacca proprio a causa di barriere linguistiche, ma soprattutto dalle diverse normative esistenti negli stati membri e con il dubbio-sospetto che alcuni operatori adottino procedure che limitano di proposito il commercio transfrontaliero. Gallarate 15 settembre 2016 Fabrizio Sbardella
Tags: internet