La tratta dei nostri cani deportati in Germania

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
La tratta dei nostri cani deportati in Germania Evaristo ci è andato in aereo, Bella in auto. Entrambi hanno lasciato la sbobba di un canile del Sud Italia per una pappa inzuppata di crauti. Dal 2003 vivono a Colonia, in Germania, emigrati per colpa (o grazie, a seconda dei punti di vista) di un’associazione animalista italiana, Diamoci la zampa, e di una tedesca, il club Hundepfoten in Not. Insieme con altri milioni di cani italiani. A chi critica i...

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO La tratta dei nostri cani deportati in Germania Evaristo ci è andato in aereo, Bella in auto. Entrambi hanno lasciato la sbobba di un canile del Sud Italia per una pappa inzuppata di crauti. Dal 2003 vivono a Colonia, in Germania, emigrati per colpa (o grazie, a seconda dei punti di vista) di un’associazione animalista italiana, Diamoci la zampa, e di una tedesca, il club Hundepfoten in Not. Insieme con altri milioni di cani italiani. A chi critica il traffico chiedendo ai teutonici se non ne abbiano abbastanza dei randagi di casa propria, loro rispondono con una massima della tradizione: non si possono aiutare tutti, dice l’egoista. E non aiuta nessuno. Sarà. Ma i migranti in Nord Europa puzzano. Eccome. L’allarme sugli strani traffici oltreconfine è stato lanciato dal ministero della Sanità italiana già nel 1993. Da allora, però, nulla è cambiato. I nostri quattro zampe vengono infilati dentro trasportini di fortuna e spediti in massa in Germania, Svizzera, Austria, Belgio, Olanda e in Europa dell’Est. Tramite associazioni quando va bene. Tramite prestanome che li cedono subito a venditori che poi li fanno sparire, quando invece no. Ogni mese, per esempio, partono carichi di cani dalla Puglia: almeno duecento per volta, dai canili di Brindisi, Lecce e Taranto. «In cambio ottengono pacchi di mangimi e medicinali delle migliori marche», dice Maria Teresa Corsi, della Lega per la difesa del cane. La sua associazione ha messo perfino una taglia: duemila euro a chi segnala i trafficanti. «Se, come dicono gli autotrasportatori fermati dalla polizia, su questi cani non c’è profitto, perché arrivano i doni dalla Germania? E chi le paga le spese di trasporto?». L’affare bestiale Altri carichi sono stati scoperti e sequestrati in tutto il Sud, da Ischia alla Sicilia. Ma perché Germania, Svizzera e Austria tengono tanto ai nostri amici quattrozampe meridionali e non si accontentano dei loro? Chi guadagna sulla tratta? I veri affari, come sempre, li fanno gli umani. La Germania, infatti, i cani randagi non li regala, ma li vende. Chi vuole ritirare un animale e salvarlo da un canile tedesco, deve lasciare dai 300 ai 400 euro, pure per un banale meticcio. Il prezzo scende se l’animale è anziano, ma non si va sotto i 200 euro. La chiamano “tassa di protezione animale”, una sorta di rimborso spese. Più cani vengono adottati, e in fretta, più i canili d’oltralpe ci guadagnano. Su zergportal.de/baseportal/tiere/HappyEnd si trovano i cani già “piazzati” in Germania. Sono 17.749. A duecento euro l’uno, fanno tre milioni e mezzo di euro tutti guadagnati. Chi “esporta” la merce ha un compenso, la Germania è generosa. Pace, dicono gli animalisti: gli umani ci guadagneranno, ma i cani pure. Sempre meglio venduti là ma poi adottati piuttosto che qua, a marcire in una celletta tre metri per due a Cicerale. Il guaio vero, però, è quando i cani partiti dall’Italia spariscono. Non vengono più trovati nei canili. Semplicemente, varcano il confine ed è come se non fossero mai esistiti. Nel 2007 al porto di Ancona fu bloccato un carico di 102 randagi. I giornali tedeschi pubblicarono le foto di bambini biondi che piangevano, aspettando invano il loro cucciolo italiano. L’associazione Thierilfe Korfù, destinataria di 60 di quei cani, pretese l’intervento di Fiona Swarovski, erede della dinastia dei cristalli nonché moglie del ministro delle Finanze austriaco, Karl Heinz Grasser, e di Christine Haffa, signora dell’influente immobiliarista Florian Haffa. Ma i Nas non si fecero intimidire: i passaporti degli animali erano contraffatti, il traffico era illecito e la destinazione ignota. Il timore: che fossero destinati non alle famigliole crucche ma alle sperimentazioni nei laboratori. Dice l’Enpa, nella sua petizione “Ti deporto a fare un giro”: «In alcuni casi in cui è stato possibile fare controlli, i cani non sono stati più trovati. Organismi ufficiali hanno recuperato, in laboratori di vivisezione, animali di proprietà rubati». Il sospetto dunque è che i nostri emigranti vengano usati per la vivisezione, e per i test chimici o farmaceutici. La Lav dice oggi che per testare tutte le sostanze chimiche da registrare in Europa secondo la legge, verranno sacrificati 54 milioni di animali. «Nei test di tossicità per lo studio delle sostanze chimiche gli animali sono obbligati a ingoiare vernici, colle, pesticidi e disinfettanti, vengono inseriti in camerette contenenti vapori chimici che sono costretti a respirare, la loro pelle e i loro occhi vengono spalmati con i prodotti da testare per verificare il livello di corrosione, irritazione, arrossamento», spiega Michela Kuan, biologa responsabile Lav settore Vivisezione. E allora servono topi, ma pure cani e gatti in gran quantità. Sola andata A Bologna una signora rimasta anonima ha segnalato «alcuni medici che cercano persone conniventi che si fingono "adottanti" dietro compenso. Lo scopo è rivendere cuccioli e cani di piccola taglia ai laboratori che pagano bene». In un dossier appena compilato, l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) scrive che esiste «un traffico di cani provenienti dalle regioni del Sud Italia. Gli animali sono avviati clandestinamente al Nord, raccolti in rifugi abusivi, e poi mandati ai laboratori che li ordinano. Un giro d’affari che supera abbondantemente i 30 milioni di euro l’anno» e che interessa 150 mila cani. E poi lo ha detto anche l’onorevole Gianni Mancuso, firmatario di un’interrogazione parlamentare: «Sotto la falsa facciata delle adozioni di animali all’estero si nasconde in realtà una speculazione sulla pelle dei poveri animali che passano di mano in mano sino, in alcuni casi, a diventare cavie per i laboratori del Nord Europa». Un poliziotto della Val Vibrata, G.F. di Tortoreto, ha presentato un esposto alla Procura: lui ha visto. «Sorge il sospetto - scrive il poliziotto - di traffici poco chiari. Sospetto avvalorato anche dal fatto che i cani vengono portati all’estero tramite intermediari tedeschi. Tra l’altro, gli animali, per lo più meticci, di taglia grande, sono in età avanzata, per cui non si comprende come tali possano essere adottati».4 Dice Zora, animalista svizzera: «La dovete piantare con la storia che le adozioni all’estero vanno bene. Solo da domenica a oggi ho ricevuto tre telefonate dalla bassa Italia di gente che ha spedito cani dei quali non sa più niente. Se tutti gli animali che entrano dall’Italia avessero trovato una casa, a quest’ora ogni abitante della Svizzera dovrebbe avere almeno 15 cani e 30 gatti. Ma nel Paese dove maggiormente al mondo si fa vivisezione e dove la produzione interna di pellicce di cani e di gatti non è vietata, dove pensate che finiscano, i vostri animali?».